Australia, stretta sui visti per studio: la clausola del "corso disponibile nel paese d'origine" colpisce migliaia di studenti asiatici
Negli ultimi anni, l'Australia ha intensificato l'applicazione della cosiddetta "clausola fantasma" per i visti studio, causando una drastica riduzione delle approvazioni per studenti provenienti da India, Bangladesh e Nepal. Questa clausola, basata sulla disponibilità di corsi simili nel paese d'origine, è stata utilizzata come leva di politica migratoria per contenere la crescita degli studenti internazionali, mitigando pressioni su servizi e mercati locali. Si è passati da tassi di approvazione intorno al 90% a percentuali che si aggirano tra il 50% e il 70%, segnando un significativo cambiamento nelle politiche d'ingresso. Il governo australiano sostiene che la misura mira a garantire la qualità del settore educativo e a distinguere tra studenti genuini e chi cerca di accedere al mercato del lavoro sotto copertura studentesca. Per chi ambisce a studiare in Australia, la sfida sarà dimostrare con documentazione dettagliata la non equivalenza dei corsi disponibili localmente, puntando su specializzazioni e partnership esclusive. Tuttavia, questa stretta rischia di penalizzare soprattutto candidati meno abbienti, favorendo flussi studenti verso altre destinazioni concorrenti come Canada e Germania. In sintesi, la nuova politica australiana rappresenta un cambiamento paradigmatico nella mobilità studentesca internazionale, che i dati dei prossimi mesi chiariranno meglio.