Pensioni docenti e ATA: dal 2025 stop al collocamento a riposo a 65 anni, si esce solo a 67 anni
La Legge di Bilancio 2025 introduce una modifica fondamentale nelle regole pensionistiche per il personale scolastico statale, docenti e ATA, elevando l'età minima per il pensionamento d’ufficio da 65 a 67 anni. Questo cambiamento riflette una tendenza europea verso l'invecchiamento attivo e la sostenibilità dei conti pubblici, imponendo al personale scolastico di prolungare la carriera fino ai 67 anni, a fronte di almeno 20 anni di contributi. Sarà così eliminata la cessazione automatica al raggiungimento dei 65 anni, con una procedura più rigorosa che prevede la presentazione della domanda entro scadenze precise, come il 21 ottobre 2025 per chi compie 67 anni tra settembre e dicembre 2026.
L'impatto della riforma riguarda uniformemente tutte le categorie scolastiche: docenti e ATA dovranno adattarsi a questa estensione dell'attività lavorativa, salvo casi di pensionamento anticipato dove disponibili opzioni alternative come quota 103 o opzione donna. Tra i vantaggi emergono una maggiore continuità lavorativa e il contenimento della spesa pubblica, mentre le criticità riguardano la complessità gestionale e i potenziali carichi aumentati per il personale più anziano. La normativa mantiene invariate le possibilità di pensionamento anticipato volontario, mentre elimina semplicemente la pensione d’ufficio a 65 anni.
In conclusione, la riforma rappresenta un cambiamento strutturale che richiede ai lavoratori della scuola una pianificazione previdenziale attenta, aggiornamenti costanti e supporto sindacale per una transizione agevole. La modernizzazione normativa mira a garantire la sostenibilità del sistema pensionistico italiano, valorizzando l’esperienza del personale scolastico e ponendo l’accento su procedure e scadenze precise per accedere alla pensione. Consultare regolarmente le fonti ufficiali e verificare la posizione contributiva sarà dunque fondamentale.