Traffico di rifiuti elettronici dagli USA all’Asia: un’indagine rivela esportazioni per oltre un miliardo di dollari e allarme ambientale
Il boom dei dispositivi elettronici ha generato enormi quantità di rifiuti elettronici (e-waste), un problema evidenziato da un'inchiesta del Basel Action Network (BAN). L'indagine ha rivelato che dagli USA vengono esportate ogni mese migliaia di tonnellate di e-waste verso paesi come la Malesia e il Medio Oriente, per un valore complessivo di oltre un miliardo di dollari. Le spedizioni coinvolgono principalmente apparecchiature obsolete e metalli altamente inquinanti, con gravi ripercussioni ambientali e sanitarie nelle località di destinazione.
La ricerca durata dieci mesi ha monitorato più di 10.000 container esportati dagli USA verso il Sud-est asiatico, con la Malesia come principale snodo di ricezione. Dieci aziende statunitensi sono state identificate come responsabili dell'invio di questi rifiuti, e otto di esse vantano la certificazione R2V3, che non ha però impedito la diffusione del traffico. Queste esportazioni sfruttano normative inconsistenti e costi di smaltimento ridotti nei paesi destinatari, dove l'assenza di controlli rigorosi favorisce impatti ambientali devastanti come l'inquinamento di suolo, aria e falde acquifere.
L'indagine sottolinea inoltre la precarietà delle certificazioni R2V3, evidenziando mancanza di tracciabilità e dichiarazioni di esportazioni di materiali funzionali che in realtà risultano rifiuti non recuperabili. Le conseguenze sulla salute sono gravi, con esposizioni a sostanze tossiche da parte dei lavoratori e popolazioni locali. Le risposte delle aziende sono spesso contraddittorie rispetto ai dati raccolti. Si propone un rafforzamento delle normative, tracciabilità digitale e sensibilizzazione globale come possibili soluzioni, mettendo in luce il ruolo chiave di ONG e società civile nel contrastare un fenomeno dalle implicazioni ambientali e umane potenzialmente irreversibili.