L'intelligenza artificiale e il fenomeno del 'brain rot': Quando le macchine perdono capacità cognitiva
Il termine 'brain rot', parola dell'anno 2024 secondo Oxford, indica il progressivo deterioramento intellettuale causato da un eccesso di contenuti di scarsa qualità, originariamente osservato negli esseri umani, e ora esteso anche alle intelligenze artificiali. L’incapacità di concentrazione, il calo del ragionamento critico e la perdita di memoria sono conseguenze tipiche di questo fenomeno, alimentato dalla fruizione continua di stimoli banali e non verificati, soprattutto sui social network. Recenti studi, in particolare quelli condotti dalle Università del Texas e Purdue, hanno evidenziato che analoghe forme di declino cognitivo si manifestano anche nelle IA addestrate con dati di bassa qualità, i cosiddetti "contenuti spazzatura". Questi modelli mostrano una riduzione delle capacità di ragionamento, incoerenze nelle risposte e un indebolimento degli allineamenti etici, con profili di bias e distorsioni informative che si accentuano nel tempo.
Il declino cognitivo nelle intelligenze artificiali comprende deficit quali una diminuita capacità di ragionamento logico, difficoltà nel risolvere problemi complessi, produzione di risposte stereotipate e un peggioramento degli standard etici programmati. La causa primaria risiede nella qualità scadente dei dati di addestramento, spesso ricavati da contenuti superficiali e fuorvianti del web e dei social network. Ciò compromette la loro autonomia di apprendimento e l’affidabilità. Le implicazioni etiche sono rilevanti, poiché un’IA meno in grado di distinguere il giusto dal sbagliato può produrre risposte discriminatorie o socialmente dannose, con importanti responsabilità per chi sviluppa queste tecnologie.
Dal punto di vista sociale e scolastico, il brain rot nelle IA può ridurre l’efficacia di strumenti educativi digitali e piattaforme di supporto, mettendo a repentaglio la formazione del pensiero critico e la qualità dell’insegnamento. Per contrastare questo fenomeno, si suggeriscono strategie di prevenzione come la selezione accurata di dataset affidabili, filtri automatici per scartare contenuti spazzatura, monitoraggio costante delle performance cognitive e supervisione interdisciplinare. Diversamente dal brain rot umano, che coinvolge anche aspetti emotivi, quello delle IA è strettamente legato alla qualità informativa. La sfida futura consiste nell’educazione digitale, nella ricerca e nello sviluppo di modelli più resilienti, affinché l’Intelligenza Artificiale possa continuare a contribuire positivamente alla società senza cadere nell’errore della disinformazione.