Compiti a casa e intelligenza artificiale: l'84% degli studenti italiani si affida all'IA. Opportunità o autolesionismo?
Negli ultimi anni, la scuola italiana ha visto un cambiamento radicale con l'adozione crescente dell'intelligenza artificiale (IA) da parte degli studenti per lo svolgimento dei compiti a casa: l'84% degli studenti italiani utilizza questi strumenti, tra cui chatbot e piattaforme digitali. Questa rivoluzione, che coinvolge anche scuole medie e primarie, riflette una domanda di rapidità, efficacia e status sociale. Tuttavia, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha espresso preoccupazioni sull’uso improprio dell’IA che può compromettere l’apprendimento autentico e ha sottolineato la necessità di una nuova alfabetizzazione digitale per studenti e docenti. L’esperto Emanuele Frontoni ribadisce come sia fondamentale superare l’analfabetismo tecnologico tra gli insegnanti affinché possano guidare gli studenti nell’uso consapevole e formativo di tali strumenti, trasformando l’IA da mera scorciatoia a supporto didattico.
L’utilizzo dell’IA nei compiti a casa presenta vantaggi come la rapidità di accesso alle informazioni, la personalizzazione degli esercizi e il supporto a studenti con difficoltà, ma comporta anche rischi quali la dipendenza e il calo della motivazione e delle competenze personali. La sfida principale riguarda la motivazione, spesso indebolita dall’uso passivo dell’IA, e la necessità di ripensare il significato e il valore dei compiti scolastici come strumenti di crescita. Esperti propongono una formazione obbligatoria per i docenti, riformulazione dei compiti per stimolare creatività e pensiero critico, e progetti multidisciplinari con IA, il tutto nell’ottica di un approccio inclusivo e responsabile.
Nel mondo della scuola, le testimonianze evidenziano un sentimento di ambivalenza: da un lato l’IA può minare l’autorevolezza degli insegnanti e isolare l’apprendimento, dall’altro stimola iniziative innovative come laboratori digitali e pratiche didattiche più creative. Buone prassi includono compiti improntati alla creatività, verifiche orali e utilizzo trasparente dell’IA, promuovendo un’etica digitale condivisa. Le conclusioni richiamano la necessità di affrontare il fenomeno non con divieti, ma con formazione, motivazione e innovazione, trasformando l’uso dell’IA da rischio in un’opportunità educativa capace di arricchire le competenze cognitive ed etiche degli studenti.