Studente iperattivo e voto in condotta: quando la bocciatura non è legittima secondo il TAR
La recente sentenza del TAR ha riacceso il dibattito sull'uso del voto in condotta come strumento per la bocciatura di studenti con disturbi neurodivergenti, in particolare l'ADHD. La decisione giudiziaria sottolinea che l'istituzione scolastica non può applicare regole uniformi senza considerare la specificità dei soggetti con deficit neurologici e sancisce come obbligo l'attivazione di misure di supporto e inclusione. Tale pronuncia segna un cambiamento significativo nel modo di approcciare la valutazione comportamentale, promuovendo una cultura scolastica più inclusiva e rispettosa delle diversità individuali. Le normative italiane in materia di Bisogni Educativi Speciali (BES), come la Legge 170/2010 e il D.M. 5669/2011, impongono alle scuole l’adozione di strategie personalizzate e di piani educativi individualizzati per garantire pari opportunità a tutti gli studenti, particolarmente a quelli con disturbi neurodivergenti. Nel caso specifico esaminato, la bocciatura è stata decisa esclusivamente sulla base di un voto in condotta insufficiente legato a un episodio di alterco, senza un’adeguata valutazione della condizione dello studente e senza attivare i necessari percorsi di supporto. Il TAR ha accolto il ricorso dei genitori evidenziando l’assenza di approfondimenti e la mancanza di attivazione delle misure di supporto previste dalla legge. Ha richiamato la necessità di un approccio equo che consideri la diagnosi e la situazione personale dello studente, ribadendo che la bocciatura non può essere una misura sproporzionata e standardizzata ma deve derivare da una valutazione completa e inclusiva. Questo pronunciamento ha importanti implicazioni per le scuole italiane, che dovranno rafforzare formazione, attenzione e collaborazione con le famiglie per garantire un ambiente educativo equo e personalizzato.