Scuola italiana e precariato: il rischio multa UE tra infrazioni e sistema bloccato
Il precariato nella scuola italiana ha raggiunto una fase critica che mette a rischio l'Italia di pesanti sanzioni da parte dell'Unione Europea. La questione deriva dall'abuso sistematico dei contratti a termine per i docenti, pratica prolungata da decenni e aggravata dalla mancata stabilizzazione di migliaia di insegnanti. Al settembre 2025, circa il 25% dei docenti italiani lavora con contratti a termine, molti dei quali da oltre dieci anni, mentre le immissioni in ruolo coprono solo parzialmente i posti autorizzati, evidenziando limiti di reclutamento e pianificazione. La Cassazione ha stabilito un limite di 36 mesi per i contratti a termine, ma nella pratica questo vincolo è spesso ignorato, contribuendo alla procedura d'infrazione avviata dalla Commissione Europea nel 2023 e formalizzata nel 2025. Questa situazione espone l'Italia a multe milionarie e mina la qualità del sistema scolastico.
Il sistema di precariato viene talvolta visto come una funzionalità necessaria alla flessibilità della scuola, ma si traduce in instabilità e scarsa continuità didattica, penalizzando docenti e studenti. Le cause risiedono in ritardi nei concorsi, carenze di pianificazione, e vincoli finanziari, che rallentano le stabilizzazioni. I docenti precari lamentano diritti negati come difficoltà nell'accesso a mutui, discontinuità territoriale e frustrazione professionale. Le iniziative governative, benché orientate a ridurre il precariato con misure legislative, incontrano ostacoli amministrativi e finanziari, mentre sindacati e associazioni propongono stabilizzazioni più rapide, prendendo spunto da modelli europei.
Confrontando le prassi europee, l'Italia si distingue per l'uso prolungato e sistematico dei contratti a termine, contrariamente a paesi come Spagna, Francia e Germania, dove sono previsti limiti più severi e stabilizzazioni più veloci. Senza interventi urgenti e strutturali, il sistema scolastico italiano rischia non solo sanzioni economiche ma anche un peggioramento della qualità dell'insegnamento. La soluzione richiede un allineamento normativo con l'UE, efficaci politiche di reclutamento e valorizzazione della carriera docente, per garantire stabilità, qualità e futuro all'istruzione italiana.