Educazione all’affettività e alla relazione: Consenso informato dei genitori e rischio per l’universalità del diritto all’istruzione
L’educazione affettiva nelle scuole italiane si trova al centro di un acceso dibattito, specialmente dopo le dichiarazioni del Ministro Valditara che richiede il consenso informato dei genitori per l’avvio dei programmi educativi. Il principio di consenso informato, nato in ambito medico per tutelare i diritti individuali, risulta problematico se applicato all’istruzione pubblica, che per natura deve essere universale e garantire l’accesso uguale a tutti gli studenti. Il quadro legislativo italiano sull’educazione affettiva è frammentario e non garantisce uniformità, con iniziative spesso legate a progetti extracurricolari su base volontaria e con la necessità di consenso genitoriale, aumentando così le disparità territoriali e socio-culturali.
La scuola ha il compito fondamentale di educare ogni studente alla relazione e all’affettività, partendo da valori di rispetto, consapevolezza emotiva e inclusività. Limitare tali interventi al solo consenso formale genitoriale rischia di escludere i ragazzi più vulnerabili e di frammentare l’offerta formativa, contraddicendo i principi di universalità e diritto all’istruzione. Esperienze europee come Svezia e Olanda mostrano come un’educazione affettiva strutturata, laica e inclusiva senza il vincolo di consenso formale, offra un modello efficace e rispettoso.
Per superare queste criticità, si propone l’adozione di una legge quadro nazionale che definisca contenuti e modalità condivise, il coinvolgimento costante delle famiglie attraverso comitati consultivi, la formazione adeguata degli insegnanti e campagne informative per sensibilizzare i genitori. Solo un approccio integrato, basato su evidenze scientifiche e il rispetto dei ruoli, può garantire un’educazione affettiva realmente inclusiva e universale, tutelando così il diritto alla crescita personale e alla convivenza democratica dei giovani in Italia.