Resilienza italiana: il ruolo inascoltato della fede nella società descritta dal Rapporto Censis 2025
Il Rapporto Censis 2025 descrive un’Italia impegnata in profonde trasformazioni sociali e segnali di regressione antropologica. Il quadro delineato evidenzia una popolazione spaventata e divisa, con dati preoccupanti riguardo alla percezione della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e alla simpatia verso sistemi autocratici. Si sottolinea la crisi del ceto medio e il futuro incerto per gran parte dei giovani, mentre il debito pubblico mina il welfare. Tuttavia, ciò che emerge poco nelle analisi è il ruolo fondamentale della fede nella resilienza storica italiana, una risorsa spesso trascurata che ha consentito di affrontare le crisi con un senso di speranza, solidarietà e coesione.
Il concetto di regressione antropologica, centrale nel rapporto, si lega alla perdita di riferimenti valoriali che accompagna l’edonismo e la paura sociale contemporanei. Nonostante ciò, la fede religiosa continua a rappresentare un collante essenziale; parrocchie, associazioni e movimenti cattolici svolgono attività di sostegno sociale, offrendo accoglienza e promuovendo il volontariato, spesso ignorati nel dibattito pubblico. Tale dimensione spirituale, benché marginale nelle letture analitiche, è vista come un antidoto al declino dei legami sociali e alla frammentazione, proponendo un’alternativa alla chiusura individualistica e alla tentazione autocratica.
Infine, il Rapporto suggerisce che per interpretare compiutamente le sfide italiane occorre integrare la dimensione della fede nella narrazione della resilienza nazionale. Essa genera capitale sociale fatto di solidarietà, speranza e fiducia, elementi vitali per la coesione sociale e la coesistenza pacifica, soprattutto nei momenti di crisi. Riscoprire questa risorsa strategica può rappresentare la chiave per un futuro di rinascita collettiva, capace di trasformare la paura in impegno civile e la vulnerabilità in forza condivisa.