Cloudflare ferma l'assalto dell'AI: 416 miliardi di richieste bloccate e l’allarme sul futuro del web sotto il dominio di pochi
Nel luglio 2024 Cloudflare ha lanciato avanzate soluzioni anti-scraping per contrastare l'enorme aumento di richieste generate da intelligenze artificiali, bloccandone 416 miliardi in pochi mesi. Questa difesa nasce dal rischio che lo scraping AI possa violare i diritti d'autore e impoverire il pluralismo informativo, dato che pochi grandi attori digitali possono così assorbire enormi quantità di contenuti web. L'iniziativa Content Independence Day di Cloudflare offre strumenti per monitorare e bloccare efficacemente i bot AI, esortando editori e piattaforme a proteggere i propri contenuti. Il CEO Matthew Prince ha criticato duramente Google per la recente unificazione dei crawler AI e di ricerca, che rende opaca la distinzione tra indicizzazione legittima e addestramento AI, favorendo così il rafforzamento del dominio digitale da parte di pochi colossi.
Questa concentrazione tecnologica ha conseguenze profonde: riduce la concorrenza, limita le opportunità per PMI e nuovi operatori, e comporta rischi per la pluralità e la privacy. L'emergere di un nuovo modello economico di Internet vede la monetizzazione sempre più legata alla raccolta dati da parte dei grandi provider, mentre editori rischiano perdite significative da traffico sottratto alle proprie piattaforme, spingendo verso l'adozione di paywall. In questo contesto, l'uso massiccio di scraping AI e il potere sempre più accentrato minano la diversità informativa e la qualità giornalistica, potenzialmente omologando i contenuti e indebolendo l'informazione indipendente.
Per proteggere la Rete, Cloudflare e altre aziende sviluppano tecnologie di machine learning antifrode, filtri personalizzati e sistemi di riconoscimento bot sofisticati, fondamentali per un equilibrio tra tutela e circolazione libera dell'informazione. I rischi di un web dominato da pochi impongono interventi normativi e culturali che tutelino l'accessibilità e il pluralismo digitali, garantendo un futuro aperto e competitivo. Il dibattito resta aperto, ma senza azioni condivise aumenta il rischio che la gestione dell'informazione digitale sia appannaggio esclusivo di pochi poteri forti, compromettendo il diritto collettivo a un'informazione libera e di qualità.