Introduzione e contesto della riforma dell'Opzione Donna
Fratelli d’Italia ha riproposto con forza l’Opzione Donna nell’ambito della riforma pensionistica prevista per il 2026, presentando un emendamento che mira a rilanciare questa misura fondamentale per le donne italiane. L’iniziativa vuole offrire una via di uscita anticipata dal lavoro per migliaia di lavoratrici over 60, soprattutto quelle in condizioni di fragilità occupazionale, e amplia la platea delle beneficiarie includendo disoccupate e caregiver. Nonostante l’attuale contesto economico vincoli fortemente le risorse disponibili, e la sostenibilità del sistema previdenziale rimanga una sfida, il rilancio dell’Opzione Donna viene visto come un presidio di equità sociale necessario per evitare ulteriori penalizzazioni delle carriere femminili, spesso discontinue e gravate da impegni di cura.
I dettagli della proposta e le caratteristiche delle beneficiarie
L’emendamento di Fratelli d’Italia prevede requisiti di accesso chiari: 61 anni di età e almeno 35 anni di contributi versati, con il calcolo pensionistico integralmente contributivo. Questa scelta consente una forma di pensionamento anticipato senza gravare eccessivamente sulle finanze pubbliche, ma comporta importi pensionistici inferiori rispetto a formule alternative. Il nuovo disegno include anche donne disoccupate di lunga durata, impegnate in corsi di formazione o caregiver familiari, estendendo l’accesso a categorie tradizionalmente escluse dal mercato del lavoro. Tale ampliamento ha una valenza sociale importante, riconoscendo il valore del lavoro di cura e prevenendo situazioni di povertà tra le donne anziane, oltre a rispondere alle richieste da tempo avanzate da associazioni femminili e sindacati.
Criticità, sostenibilità e prospettive future
Pur accolta positivamente da molte organizzazioni, la proposta incontra resistenze legate alla sostenibilità finanziaria e ai limiti del calcolo contributivo, che potrebbe produrre pensioni troppo basse. Le opposizioni inoltre criticano la mancanza di una riforma strutturale complessiva e accusano FdI di usare strumentalmente la questione pensionistica a fini elettorali. Rimane aperto il nodo del reperimento delle risorse economiche indispensabili a un’applicazione efficace, dato che l’attuale stanziamento di 100 milioni di euro è ritenuto insufficiente. Il governo dovrà quindi bilanciare le esigenze di equità sociale con i vincoli di bilancio imposti dalle regole europee, mentre tutte le parti in causa attendono la Legge di Bilancio 2026 per conoscere gli sviluppi concreti. Le decisioni che verranno assunte determineranno il ruolo futuro delle donne nel sistema previdenziale italiano e la capacità dello Stato di garantire un welfare inclusivo e sostenibile.