Bonus di 1.500 euro per le famiglie che scelgono le scuole paritarie: il dibattito sugli emendamenti Lotito-Gelmini nella Manovra 2026
La Manovra 2026 introduce un emendamento, promosso da Claudio Lotito e Maria Stella Gelmini, che prevede un bonus di 1.500 euro destinato alle famiglie con ISEE inferiore a 30.000 euro che scelgono di iscrivere i figli alle scuole paritarie. Questa iniziativa si inserisce nel dibattito sul finanziamento delle scuole paritarie e sul pluralismo educativo in Italia, ponendo questioni importanti relative alla libertà educativa e all’accessibilità sociale. Le scuole paritarie, pur riconosciute dalla legge 62/2000 come parte essenziale dell’offerta scolastica nazionale, affrontano storicamente problemi di finanziamento e disparità rispetto alla scuola pubblica. L’emendamento Lotito-Gelmini evidenzia un approccio politico che vuole valorizzare la libertà di scelta educativa e rafforzare il ruolo delle paritarie, con particolare attenzione alle famiglie meno abbienti.
Il bonus, progettato per entrare in vigore dall’anno scolastico 2025-2026, mira a ridurre le barriere economiche per l’accesso alle paritarie e promuove un sistema scolastico più pluralista e competitivo. Tuttavia, la misura ha suscitato critiche forti, in particolare da parte della CGIL e dei sindacati della scuola, i quali temono che questo finanziamento possa sottrarre risorse alla scuola pubblica già fragile, accentuando disuguaglianze e favorendo la privatizzazione del sistema educativo. Dall’altra parte, sostenitori come Maurizio Lupi evidenziano il diritto alla libertà educativa e sottolineano che i fondi pubblici dovrebbero seguire lo studente per garantire equità e qualità nel sistema scolastico, citando anche modelli europei.
Il dibattito si concentra quindi su una scelta politica e culturale fondamentale: sostenere un sistema integrato e plurale oppure privilegiare la scuola pubblica come pilastro della formazione democratica. La questione dei presunti tagli alla scuola pubblica e l’impatto economico del bonus sulla spesa pubblica alimentano ulteriori discussioni. Infine, le prospettive future sono incerte ma indicano la possibilità di un riassetto del sistema scolastico italiano verso una maggiore inclusività e pluralismo, condizionato però dalla capacità delle istituzioni di mediare tra diversi interessi e bisogni sociali.