Lavoro Autonomo in Italia: Il Lungo Declino tra Concorrenza Sleale e Perdita di Potere d’Acquisto
Il lavoro autonomo in Italia sta attraversando una crisi profonda e strutturale che coinvolge interi settori e territori, modificando gravemente il tessuto economico e sociale nazionale. La perdita del potere d'acquisto è un fenomeno marcato: dal 2007, i lavoratori autonomi hanno visto una diminuzione media dei salari reali di circa 9.800 euro, quasi il doppio rispetto ai lavoratori dipendenti. Fattori come la pressione fiscale, la concorrenza sleale instaurata da contratti atipici e pratiche di dumping contrattuale, nonché le ricadute di eventi recenti come la pandemia e l'aumento dei costi energetici, hanno ridotto drasticamente la sostenibilità delle attività autonome. Questa situazione si riflette anche nella crisi delle attività commerciali: in pochi anni il saldo tra aperture e chiusure sfiora un negativo di 25.000 esercizi commerciali, con un impatto particolarmente grave nei piccoli centri e periferie, dove oltre 1.000 comuni italiani oggi non dispongono più di negozi attivi, determinando una desertificazione economica e sociale. Le cause strutturali di questa crisi riguardano la pressione contributiva e fiscale elevata, le difficoltà nella digitalizzazione e nell’acquisizione di nuove competenze, oltre alla frammentazione del mercato che impedisce una rappresentanza efficace dei lavoratori autonomi. Le associazioni di categoria propongono un pacchetto di riforme che includono la riduzione della pressione fiscale, salari minimi garantiti, contrasto alla concorrenza sleale e sostegno alla digitalizzazione. Il 2025 appare quindi come un anno cruciale: per invertire la tendenza negativa serve un patto tra istituzioni, imprese e società civile che ponga al centro dignità, equità e innovazione, valorizzando un patrimonio imprescindibile per la coesione sociale e la crescita economica italiana.