Santi Innocenti: da Giotto a Picasso, viaggio attraverso l'arte e il mistero della strage degli innocenti

Santi Innocenti: da Giotto a Picasso, viaggio attraverso l'arte e il mistero della strage degli innocenti

La memoria dei Santi Innocenti, celebrata il 28 dicembre, richiama ogni anno il sacrificio dei bambini uccisi per ordine di Erode nel tentativo di eliminare Gesù, simbolo universale della sofferenza degli innocenti e della crudeltà del potere. Questa tragedia evangelica, narrata nel Vangelo di Matteo, ha attraversato i secoli diventando oggetto di intensa riflessione teologica, filosofica e artistica. La figura di Erode incarna la tirannide e la paura che spingono alla violenza cieca, mentre il dolore delle madri vittime rappresenta l’umanità ferita dal male. Giotto, nel ciclo degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, offre una delle interpretazioni più alte della Strage: con la sua attenzione alle espressioni di dolore e alla tensione emotiva, il pittore dà vita a una scena carica di empatia e pathos che supera la tradizionale freddezza iconografica bizantina, ponendo al centro la dimensione umana e spirituale della tragedia.

Le innovazioni artistiche di Giotto emergono nella centralità delle figure umane, nell’espressività intensa dei volti e nella composizione che separa con efficacia carnefici e vittime. Questa rappresentazione rende palpabile il dramma universale del male che si accanisce sugli innocenti, uno spunto di meditazione che riecheggia fino all’arte moderna. Tra i massimi esempi del XX secolo, Picasso con la sua “Guernica” riprende il tema della sofferenza innocente, ispirandosi proprio agli affreschi giotteschi: le donne urlanti, il dolore viscerale, la composizione dinamica e l’uso drammatico del bianco e nero insistono sul rancore contro la violenza e la guerra. L’opera di Picasso diviene così una nuova icona del grido universale contro la brutalità che colpisce i più vulnerabili.

La festeggiatura liturgica dei Santi Innocenti rinnova la commozione e la denuncia contro l’oppressione, spingendo alla riflessione sulla fragilità della vita e sull’impegno per la giustizia sociale. Ancora oggi, la memoria di questa tragedia è paradigmatica per le tante sofferenze degli innocenti nel mondo, dalle guerre agli abusi, stimolando un appello alla responsabilità morale e civile. L’arte e la liturgia, intrecciandosi, aiutano a mantenere viva questa domanda fondamentale: come convivere con la sofferenza innocente senza perdere la speranza? In essa risiede un invito profondo a riconoscere il valore della vita, a non spegnere la luce del Natale anche davanti alle tenebre del dolore e, soprattutto, a camminare verso la salvezza con rinnovato impegno umano e spirituale.

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