Nuove frontiere nella fotosintesi: un’alga unicellulare comune utilizza la luce invisibile per crescere
La scoperta dell'Università di Padova sull'alga unicellulare Nannochloropsis gaditana, capace di sfruttare la luce invisibile, in particolare la luce rossa lontana, per la fotosintesi, apre nuove prospettive nel campo della produzione sostenibile di biocarburanti e omega 3. La fotosintesi tradizionale si basa sull'assorbimento della luce nel campo visibile, ma questa microalga dimostra un adattamento innovativo, grazie a pigmenti fotosintetici particolari, che permettono di utilizzare energie luminose non convenzionali. Ciò consente la crescita in condizioni di bassa illuminazione e l'impiego di luce a lunghezze d’onda maggiori, solitamente inutilizzate dalla maggior parte delle piante.
Questa nuova capacità ha molteplici implicazioni: si può ottimizzare la coltivazione algale anche in impianti indoor con illuminazione artificiale a basso costo, aumentando così la produttività e riducendo i costi energetici. Inoltre, l'uso di Nannochloropsis gaditana rappresenta un'opportunità significativa per migliorare la produzione di biocarburanti algali a basso impatto ambientale, promuovendo fonti rinnovabili e alternative alle risorse fossili. Anche la produzione di omega 3, fondamentali per la salute umana, beneficia di questa scoperta, grazie all'aumento della sintesi di acidi grassi polinsaturi stimolata dalla luce invisibile.
L'Università di Padova, attraverso studi genetici e fisiologici approfonditi, ha aperto la strada a innovazioni tecnologiche come bioreattori dotati di LED a spettro personalizzato e processi industriali più sostenibili e efficienti. Questa ricerca segna dunque una svolta nella fotosintesi e nelle applicazioni biotecnologiche future, posizionando Nannochloropsis gaditana come organismo chiave in un'epoca di transizione ecologica e bioeconomia.