WhatsApp in Italia: chatbot di terze parti ancora permessi dopo lo stop dell’Antitrust a Meta
L’Italia ha preso una posizione netta nel dibattito globale sull’utilizzo dei chatbot di terze parti su WhatsApp. Dopo l’annuncio di Meta, nel 2025, di restrizioni che avrebbero limitato l’accesso a questi strumenti su scala mondiale, l’Antitrust italiana è intervenuta con un provvedimento cautelare che sospende queste nuove regole sul territorio nazionale. Questa scelta protegge l’innovazione e la concorrenza nel mercato digitale italiano, consentendo agli utenti di continuare a utilizzare chatbot come ChatGPT e Copilot integrati in WhatsApp, a differenza del resto del mondo dove tali servizi saranno bloccati a partire dal 2026.
Il cuore della questione risiede nel ruolo centrale dei chatbot IA per aziende e professionisti italiani, che li utilizzano per automatizzare l’assistenza clienti, personalizzare l’esperienza utente e migliorare l’efficienza operativa. Meta giustificava le restrizioni con motivi di sicurezza e privacy, ma le autorità percepiscono queste mosse come limitazioni alla concorrenza e potenziali ostacoli all’innovazione, soprattutto per startup e realtà emergenti. L’Italia si configura così come un laboratorio antitrust, in cui si sperimenta un equilibrio tra tutela dei consumatori, sviluppo tecnologico e controllo dei giganti digitali.
Gli effetti di questa decisione si riflettono su diversi attori: gli utenti possono continuare a svolgere attività con chatbot intelligenti su WhatsApp, le imprese mantengono canali innovativi per il rapporto con i clienti, e gli sviluppatori hanno spazio per proporre soluzioni innovative senza il rischio di chiusura forzata. In prospettiva, il caso italiano potrebbe innescare un’ondata di iniziative simili in Europa, sfidando la strategia globale di Meta e interrogando il futuro della regolamentazione digitale in un contesto sempre più frammentato tra sicurezza, concorrenza e libertà d’uso.