Pensione a 67 anni: il rischio concreto per chi ha uno stipendio basso. Ecco quanto serve davvero
Nel 2026, il diritto alla pensione a 67 anni in Italia non sarà garantito per tutti: in particolare, chi ha uno stipendio basso rischia di non raggiungere i requisiti minimi contributivi imposti dall'INPS. Il sistema pensionistico italiano, regolato dalla riforma Fornero e aggiornato con criteri come l'età minima di 67 anni e almeno 20 anni di contributi, prevede anche un requisito fondamentale: il minimo reddituale annuo necessario per validare ciascun anno contributivo. Chi percepisce meno di circa 1.050 euro al mese (244 euro a settimana) rischia che quegli anni lavorati non vengano conteggiati ai fini pensionistici, con il paradosso che lavorando si può non maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia. Questa situazione colpisce soprattutto lavoratori part-time, intermittenti e con bassi redditi, che possono trovarsi senza pensione anche a 67 anni. Per prevenire ciò è fondamentale monitorare la posizione contributiva, valutare eventuali versamenti volontari e considerare forme di previdenza complementare. La riforma pensioni attesa nel 2026 non sembra prevedere attenuazioni sui minimi reddituali, quindi la precauzione personale resta l'unica difesa. Informarsi accuratamente e ricorrere a consulenze specializzate è oggi essenziale per non farsi cogliere impreparati dalla normativa e assicurarsi un futuro pensionistico più sereno.