Riforma pensioni 2026: l'assegno per i giovani cala al 64,8% dell’ultima retribuzione. Le conseguenze per il futuro previdenziale

Riforma pensioni 2026: l'assegno per i giovani cala al 64,8% dell’ultima retribuzione. Le conseguenze per il futuro previdenziale

La Riforma pensioni 2026 introduce un cambiamento significativo nel sistema previdenziale italiano, evidenziando un marcato divario generazionale nel tasso di sostituzione, ovvero la percentuale della retribuzione finale garantita dalla pensione. Secondo lo studio Censis-Confcooperative, mentre chi va in pensione oggi a 67 anni può aspettarsi un assegno pari all'81,5% del proprio ultimo stipendio, i giovani lavoratori di 33 anni si vedranno riconosciuto solo il 64,8%, con ripercussioni socioeconomiche rilevanti.

L'analisi del tasso di sostituzione, calcolato come il rapporto tra assegno pensionistico e reddito lavorativo finale, pone in luce come i lavoratori più giovani, esposti a carriere frammentate e a un regime contributivo puro, abbiano prospettive pensionistiche meno vantaggiose rispetto alle generazioni precedenti. Le dichiarazioni di Maurizio Gardini sottolineano come questa situazione possa configurarsi come un'ipoteca sul futuro pensionistico dei giovani, alimentando incertezza e insicurezza su lungo termine.

Gli effetti della riforma si riverberano sulle scelte lavorative e sociali dei giovani, incrementando l'interesse verso la previdenza complementare e influenzando deliberazioni su formazione, famiglia e mobilità lavorativa. Per garantire la sostenibilità e l'equità del sistema, è indispensabile adottare misure che incentivino la continuità contributiva, migliorino la trasparenza informativa e valorizzino percorsi lavorativi stabili, con l'obiettivo di evitare una frattura sociale e previdenziale tra generazioni.

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