Il caso di Carla Stagno: dalla cura dei tumori con l’IA alla scarcerazione, tra giustizia e scandalo
Il caso di Carla Stagno, nota come la "santona di Torino", rappresenta un episodio emblematico nel panorama italiano della lotta contro le pseudoterapie e i falsi guaritori. Carla Stagno si è fatta conoscere per aver promesso la cura di tumori tramite l'uso non comprovato dell'intelligenza artificiale, autodefinendosi reincarnazione di Marie Curie e attirando un vasto seguito attraverso il gruppo online UniSono. Le pratiche proposte, prive di validità scientifica e appoggiate da una retorica tecnologica ingannevole, hanno ingannato molti malati vulnerabili, causando sofferenze psicologiche ed economiche. L'arresto avvenuto nel 2021 a Ostia ha portato a un processo che ha condannato Carla Stagno a nove anni di carcere per frode e abuso della professione medica, ma la successiva annullazione della sentenza da parte della Cassazione per vizi procedurali ha sollevato un acceso dibattito sulla tutela dei diritti processuali. Le ripercussioni sulla comunità sono state dolorose, con numerosi pazienti delusi e danneggiati. Il caso evidenzia le criticità normative e le sfide etiche connesse alla diffusione di pseudoterapie in Italia, sottolineando l'urgenza di un più efficace controllo normativo e di campagne di informazione pubblica basate sulla cultura scientifica. La vicenda di Carla Stagno mette in guardia contro l’utilizzo distorto della tecnologia come mezzo di frode e chiede un dialogo più profondo tra scienza, diritto e società per proteggere la salute collettiva e la fiducia dei cittadini.