Riforma pensioni 2026, la Cgil rilancia la pensione contributiva di garanzia dopo la circolare Inps
La pubblicazione della circolare INPS, che doveva chiarire l'applicazione della recente sentenza della Corte Costituzionale in materia pensionistica, ha invece evidenziato un'importante lacuna: l'assenza di indicazioni sull'integrazione al minimo per le pensioni calcolate interamente con il metodo contributivo. Questa mancanza ha riacceso il dibattito su un tema cruciale, poiché l'integrazione al minimo rappresenta una tutela essenziale per garantire un assegno pensionistico dignitoso, ma al momento è riservata solo a chi rientra nei sistemi retributivi o misti. Di fronte a questo vuoto normativo, la CGIL ha rilanciato la sua storica proposta di una pensione contributiva di garanzia, una misura che assicuri un livello minimo di pensione a tutti i lavoratori, soprattutto quelli con carriere discontinue o salari bassi. La richiesta comprende una soglia adeguata, copertura universale e un finanziamento attraverso la fiscalità generale, ma si scontra con vincoli di bilancio e resistenze politiche.
L'analisi dell'esperto Enrico Franzetti sottolinea come il problema sia di natura strutturale: le riforme del sistema previdenziale degli ultimi decenni hanno spostato i rischi sulla singola persona, lasciando vulnerabili milioni di lavoratori con vissuti lavorativi frammentati. La sentenza della Corte e la relativa circolare INPS affrontano solo una parte del problema e non colmano il vuoto legislativo sull'integrazione al minimo, in particolare per la pensione di inabilità. Questo implica che senza un intervento normativo mirato le diseguaglianze previdenziali persisteranno e la povertà tra i pensionati potrebbe aumentare.
Nei prossimi mesi si prevede un acceso confronto politico e sindacale intorno alla riforma pensioni, con la CGIL che manterrà alta la pressione affinché venga introdotta la pensione contributiva di garanzia. L'attuale circolare INPS, pur limitata, ha avuto il merito di rendere esplicita un'assenza normativa che non si può più ignorare. Il dibattito è aperto e la volontà politica sarà determinante per garantire un futuro previdenziale più equo e sostenibile per tutti i lavoratori.