Ex Ilva, il Tribunale di Milano ordina lo stop all'area a caldo di Taranto: vendita a rischio
La sentenza del Tribunale civile di Milano, depositata il 27 febbraio 2026, segna un punto di svolta cruciale per l'ex Ilva di Taranto, uno dei più grandi stabilimenti siderurgici d'Europa. I giudici hanno disposto la sospensione dell'attività dell'area a caldo a partire dal 24 agosto 2026, a meno che non venga ottenuta un'integrazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, documento che regola l'impatto ambientale dello stabilimento. Questa decisione mette in discussione la continuità produttiva e il futuro dei lavoratori, creando un forte impatto anche sulla complessa trattativa per la vendita dell'impianto.
Le motivazioni della sentenza sono strettamente legate alla tutela della salute dei residenti di Taranto e Statte, aree da decenni esposte alle conseguenze nocive delle emissioni dell'area a caldo. La magistratura ha riconosciuto il rischio sanitario come elemento prioritario, agendo nel solco di precedenti interventi e sentenze che hanno più volte sottolineato la mancata protezione della comunità locale. La sospensione dell'attività avrebbe conseguenze immediate e pesanti, poiché lo spegnimento degli altiforni comporterebbe costi elevati e difficoltà nel loro eventuale riavvio.
L'incertezza introdotta dal Tribunale aggrava una trattativa già difficile per la vendita dell'ex Ilva, poiché potenziali investitori si trovano di fronte al rischio della sospensione produttiva. La situazione preoccupa fortemente i sindacati, che hanno convocato un incontro a Roma il 9 marzo 2026 per definire una strategia unitaria e chiedere garanzie concrete al governo riguardo all'occupazione e alla continuità produttiva. Con migliaia di posti di lavoro a rischio e un indotto vasto, il destino dello stabilimento appare quanto mai incerto e dipenderà dalla capacità delle parti di adeguarsi rapidamente alle prescrizioni ambientali imposte.