Alzheimer: nel sangue un timer molecolare per prevedere la malattia fino a quattro anni prima
L'Alzheimer è una delle più grandi sfide sanitarie del nostro tempo, caratterizzata da un esordio subdolo con processi patologici cerebrali presenti anni prima della manifestazione dei sintomi clinici. Per molto tempo, la diagnosi precoce è stata limitata da strumenti invasivi e costosi. Tuttavia, recenti progressi hanno portato allo sviluppo di test del sangue che analizzano biomarcatori specifici, tra cui la proteina p-tau217, che rappresenta un "timer molecolare". Questa proteina aumenta nel sangue fino a quattro anni prima della comparsa dei sintomi, permettendo una predizione accurata del rischio individuale di sviluppare la malattia.
Lo studio condotto a St. Louis ha coinvolto oltre 600 anziani monitorati per più di cinque anni. I risultati hanno dimostrato che l'aumento dei livelli di p-tau217 nel sangue è altamente sensibile e specifico per prevedere l'insorgenza dell'Alzheimer in soggetti altrimenti asintomatici. Questa scoperta consente un cambiamento di paradigma: mediante un semplice prelievo ematico, è possibile identificare i soggetti a rischio, avviare terapie preventive, monitorare l'evoluzione senza ricorrere a esami invasivi e informare tempestivamente le famiglie.
Nonostante l'entusiasmo, restano alcune criticità da affrontare, quali la validazione su campioni più ampi e diversi, la definizione di protocolli etici per la comunicazione del rischio e il possibile impatto psicologico sui pazienti. L'integrazione di più biomarcatori molecolari e una collaborazione tra professionisti, pazienti e istituzioni saranno fondamentali per tradurre questa innovazione in beneficio concreto per la salute pubblica, aprendo la strada a una medicina predittiva e preventiva nelle malattie neurodegenerative.