Camilo Torres, i resti ritrovati e l'ombra lunga della teologia della liberazione
Il ritrovamento dei resti di Camilo Torres Restrepo dopo sessant'anni riapre una ferita profonda nella storia della Colombia e della Chiesa cattolica latinoamericana. Sacerdote e sociologo, Torres divenne una figura simbolo della Teologia della Liberazione, movimento che cercò di coniugare il messaggio evangelico con la lotta contro le ingiustizie sociali usando categorie marxiste. La sua adesione alla guerriglia dell'ELN e la sua morte in combattimento nel 1966 segnarono l'inizio di un dibattito acceso sui limiti e le potenzialità di una fede impegnata politicamente.
Nato nella Bogotá degli anni ’50, Torres si distinse per la sua acuta analisi sociologica e l’impegno per la giustizia sociale, fondando la prima facoltà di sociologia in America Latina. La sua scelta di salire alla lotta armata provocò una frattura tra i valori evangelici e l’attivismo politico, fenomeno che la Chiesa cercò di contenere soprattutto con le istruzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede negli anni ’80. Figure come Gustavo Gutiérrez, Leonardo Boff e Jon Sobrino animarono un movimento teologico che rimane tuttora controverso per il suo rapporto con il marxismo e con la geopolitica della Guerra Fredda.
Oggi la figura di Torres è tornata a interrogare le coscienze, anche attraverso la mediazione del cardinale Luis José Rueda che ha pregato per la pace della Colombia durante la cerimonia di ritrovamento. L’eredità di Torres si inserisce in un continente che non ha ancora elaborato completamente il doloroso conflitto tra fede e politica, tra profezia e violenza, lasciando aperto il dibattito su quale sia il vero messaggio del Vangelo per i poveri e oppressi nel mondo contemporaneo.