Campi Flegrei: le attuali condizioni escludono un'eruzione imminente secondo gli ultimi studi INGV-Università di Ginevra
I Campi Flegrei, distretto vulcanico ai piedi di Napoli, sono al centro di continue ricerche soprattutto riguardo al rischio eruzione, riacceso dal recente bradisismo. Nonostante un lento sollevamento e abbassamento del suolo causato da intrusioni magmatiche profonde, uno studio congiunto INGV-Università di Ginevra del 2026 evidenzia che il volume attuale del serbatoio magmatico è insufficiente a generare un'eruzione, escludendo pertanto scenari imminenti. Il confronto con l'eruzione storica del 1538 mostra come eventi simili richiedano decenni di accumulo magmatico e condizioni critiche non ancora raggiunte.
Analisi dettagliate indicano che il serbatoio magmatico si trova a circa 4 km di profondità, con un volume ridotto e intrusioni episodiche, il che limita la pressione necessaria per una fuoriuscita di magma. Scenari plausibili prevedono la persistenza del bradisismo senza eruzione, la lenta crescita del serbatoio nei decenni o fenomeni idrotermali localizzati meno pericolosi. Fondamentale è il ruolo della comunicazione trasparente tra scienziati, istituzioni e popolazione per evitare allarmismi e per garantire la preparazione tramite piani di emergenza e monitoraggio.
Il costante monitoraggio sismico, geodetico, geochimico e satellitare consente una prevenzione efficace, mentre iniziative educative e urbanistiche mirano a gestire il rischio in un territorio densamente popolato. La conclusione unanime dello studio rassicura sulla mancanza di rischio eruttivo nel breve termine e sottolinea l'importanza della vigilanza scientifica e della conoscenza condivisa per la sicurezza di oltre mezzo milione di persone nei Campi Flegrei.