Chiusura della Scuola nel Bosco nel Trevigiano: Un Caso Emblematico tra Regole, Istruzione Alternativa e Sicurezza
Nel gennaio 2026, la cosiddetta "scuola nel bosco" nel Trevigiano, che offriva un approccio educativo immerso nella natura e privo di rigide strutture tradizionali, è stata chiusa dai Carabinieri per mancanza delle necessarie autorizzazioni. Questo episodio ha scatenato un dibattito acceso sull'equilibrio tra innovazione educativa, sicurezza e legalità, evidenziando le tensioni fra modelli alternativi e normative vigenti.
Le scuole nel bosco, ispirate ai modelli scandinavi, si sono diffuse in Italia soprattutto durante la pandemia di Covid-19, come risposta alle chiusure delle scuole tradizionali e al desiderio di un’istruzione più personalizzata e all’aria aperta. Tuttavia, la mancanza di autorizzazioni ufficiali e garanzie sulla sicurezza ha portato a un aumento di chiusure amministrative, come nel caso trevigiano dove 23 bambini, inclusi quelli di istruzione parentale, erano coinvolti. Nonostante l’assenza di problemi igienico-sanitari, l’assenza di certificazioni minime ha rappresentato il motivo della sospensione.
Il caso riflette una realtà complessa in cui genitori, motivati da dubbi sulla sicurezza sanitaria e desiderosi di modelli educativi differenti, si sono rivolti a realtà non istituzionali. La normativa italiana ammette l’istruzione parentale, ma impone regole stringenti. La sfida per il futuro è creare un quadro normativo chiaro e condiviso che possa garantire sicurezza e qualità senza soffocare l’innovazione pedagogica, promuovendo un dialogo costruttivo tra istituzioni, famiglie e operatori dell’educazione alternativa.