Competitività Europea nello Spazio: Urgono Investimenti Doppio per Restare al Passo con USA e Cina
L'industria spaziale mondiale sta attraversando una fase rivoluzionaria grazie a massicci investimenti sia pubblici che privati, che ampliano quotidianamente le possibilità di innovazione tecnologica, ricerca scientifica, crescita economica e controllo strategico delle risorse orbitali. In questo contesto globale, l’Europa rischia di perdere la propria posizione di rilievo a vantaggio degli Stati Uniti e della Cina se non adotterà misure decise per raddoppiare gli investimenti nel settore. Josef Aschbacher, direttore generale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha sottolineato questo urgente bisogno in vista della Conferenza Ministeriale dello Spazio a Brema nel novembre 2025, definendolo non soltanto un appello economico ma una questione di sopravvivenza competitiva. Attualmente, gli Stati Uniti concentrano il 60% degli investimenti pubblici globali nel settore spaziale, la Cina il 15% e l’Europa solo il 10%, in gran parte a causa di frammentazione degli investimenti, lentezze burocratiche e mancanza di una strategia comune. Questo squilibrio limita la capacità europea di guidare le innovazioni future e di mantenere l’autonomia tecnologica necessaria per sicurezza nazionale e crescita sostenibile. La competizione spaziale si configura così come una cruciale partita geopolitica e tecnologica da cui dipende la capacità dell’Europa di garantire la sovranità e lo sviluppo nel nuovo secolo.
Per l’Europa, la sfida non è solo di prestigio scientifico o geopolitico, ma di garantire indipendenza tecnologica, sicurezza nazionale e di capacità di risposta alle sfide ambientali ed economiche. Programmi strategici come Galileo per la navigazione satellitare e Copernicus per il monitoraggio ambientale sono pilastri di questa indipendenza. Il mancato investimento rischia di delegare a potenze estere decisioni chiave, indebolendo imprese europee leader quali Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space e ArianeGroup. Josef Aschbacher sostiene che il successo passa da una collaborazione più stretta tra settore pubblico e privato, fondamentale per affrontare la concorrenza globale e assicurare innovazione e sicurezza. Il piano strategico dell’ESA propone un investimento di 22 miliardi di euro per il quinquennio 2025-2030, puntando su nuove missioni, infrastrutture satellitari avanzate, sostegno a start-up e PMI, formazione di talenti e rafforzamento delle collaborazioni internazionali. Senza un impegno deciso e condiviso tra gli Stati membri, tuttavia, questo piano non raggiungerà il necessario raddoppio degli investimenti richiesto per competere efficacemente.
Il ritorno economico derivante dagli investimenti spaziali è significativo: ogni euro speso genera dai tre ai sette euro di valore attraverso occupazione, innovazione tecnologica e attrazione di capitali privati. L’industria spaziale europea impiega direttamente oltre 230.000 persone e alimenta un vasto indotto con effetti trasversali nei settori della ricerca, produzione e servizi. Questo investimento contribuisce inoltre a incrementare la resilienza delle infrastrutture critiche europee, riducendo rischi geopolitici e tecnologici. Malgrado le difficoltà strutturali legate a regolamentazioni e politica di investimento frammentaria, l’Europa dispone di un solido ecosistema di ricerca, capacità tecnologiche avanzate e un’industria aerospaziale competitiva, oltre a una propensione forte alla collaborazione internazionale. La Conferenza Ministeriale di Brema rappresenta così un momento decisivo in cui i governi europei dovranno scegliere se sostenere un ruolo protagonista del continente nello spazio. Decidere di investire adeguatamente non significa solo competere in un settore di alta tecnologia, ma mantenere la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo economico europeo nella grande sfida globale dello spazio.