COP30 di Belém: Bilancio Critico, Delusioni e una Speranza Pragmatica per il Futuro Climatico Mondiale
La Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico (COP30), tenutasi a Belém nel novembre 2025, si è rivelata un evento di grande simbolismo ma pieno di difficoltà. La scelta di Belém, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, ha sottolineato l’importanza cruciale delle risorse naturali e la tensione tra tutela ambientale e sviluppo economico nel Sud globale. Con circa 195 delegazioni presenti, la conferenza ha purtroppo sofferto fin dall’inizio per l’assenza di attori chiave come gli Stati Uniti, compromettendo la forza degli accordi.
I negoziati si sono rivelati ardui e spesso bloccati, specialmente riguardo ai finanziamenti per la transizione ecologica e all’abbandono dei combustibili fossili. La mancanza di un’unità globale solida ha ostacolato le decisioni concrete, con la delegazione europea incapace di colmare il vuoto lasciato dalla grande potenza assente. Solo un’estensione di un giorno ha permesso di raggiungere un compromesso finale che, sebbene confermi impegni pregressi, rimane insufficiente per affrontare efficacemente l’emergenza climatica, mantenendo intatti i divari Nord-Sud.
Nel panorama delle trattative, emerge tuttavia una coalizione di circa 90 Paesi, che offre una speranza pragmatica: un’intesa comune per accelerare la decarbonizzazione, coinvolgendo anche importanti nazioni del Sud globale. Accanto a questo, la richiesta insistente di triplicare i fondi a favore della transizione ecologica nei Paesi in via di sviluppo evidenzia la persistente necessità di equità e sostegno. Nonostante le molte delusioni, la COP30 lascia intravedere una nuova fase di diplomazia climatica, più orientata al pragmatismo e al coinvolgimento reale di tutti gli attori globali.