Dimissioni per Fatti Concludenti: Problemi Applicativi e Criticità della Nuova Legge dopo le Interpretazioni dei Tribunali
La L. n. 203/2024 ha introdotto una nuova disciplina sulle dimissioni per fatti concludenti, tentando di semplificare e chiarire la cessazione del rapporto di lavoro tramite norme più trasparenti e definite. Queste dimissioni si configurano quando il lavoratore manifesta in modo indiretto, attraverso comportamenti, la volontà di recedere, senza dichiarazioni esplicite. L'art. 19 rappresenta il cuore normativo della legge, stabilendo i casi in cui tali comportamenti possono essere interpretati come dimissioni valide, con riferimento obbligatorio alle previsioni del CCNL e una definizione dei termini di efficacia delle dimissioni. Tuttavia, sono emerse significative criticità applicative, in particolare riguardo all'ambiguità del concetto di "previsione contrattuale" e alla durata dei termini contemplati dalle diverse categorie contrattuali, che spesso risultano incoerenti o ingiusti verso i lavoratori.
La giurisprudenza testimonia queste problematiche con orientamenti divergenti: il Tribunale di Milano sottolinea un'interpretazione rigorosa, limitando il riferimento ai soli CCNL vigenti, assicurando certezza del diritto ma limitando l'accoglienza di situazioni meno codificate. Al contrario, il Tribunale di Ravenna critica i termini troppo brevi imposti dai contratti, dichiarandoli iniqui e penalizzanti per la tutela del lavoratore. Questa disomogeneità genera incertezza nei rapporti lavorativi e potenziali contenziosi.
Dal punto di vista pratico, lavoratori e datori di lavoro affrontano significativi ostacoli: i primi rischiano di vedersi attribuire dimissioni non formalizzate, con conseguenze sfavorevoli su diritti e indennità; i secondi si trovano con dubbi interpretativi e rischio contenziosi, dovendo bilanciare l’aderenza ai CCNL con la ragionevolezza della tutela. È dunque urgente un intervento legislativo che chiarisca le ambiguità, uniformi i termini minimi inderogabili nelle previsioni contrattuali e faciliti un'applicazione armonica a livello nazionale, coinvolgendo attivamente le parti sociali per raggiungere una regolamentazione equa e definitiva.