Due Varianti Genetiche nel DNA dei 'Super Anziani' Riducono Drasticamente il Rischio di Alzheimer

Due Varianti Genetiche nel DNA dei 'Super Anziani' Riducono Drasticamente il Rischio di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer rappresenta una delle sfide più gravose per la salute pubblica globale, ma gli 'super anziani' sfidano questa tendenza mantenendo un livello cognitivo elevato ben oltre gli ottant'anni. Recentemente, uno studio internazionale su 18.000 anziani provenienti da otto Paesi ha evidenziato due varianti genetiche nel gene APOE che riducono drasticamente il rischio di sviluppare l'Alzheimer. In particolare, la minor presenza della variante APOE-epsilon4, associata a un elevato rischio di Alzheimer, e l'aumentata frequenza dell'allele protettivo APOE-epsilon2 tra i super anziani suggeriscono che la genetica giochi un ruolo cruciale nella longevità cognitiva. Questo lavoro ha anche sottolineato che i super anziani hanno il 68% di probabilità in meno di possedere APOE-epsilon4 e il 28% in più di portare la variante APOE-epsilon2 rispetto alla popolazione generale.

La comprensione approfondita delle varianti APOE ha implicazioni fondamentali per la prevenzione dell'Alzheimer. Lo studio ha sfruttato un ampio campione eterogeneo, combinando test neuropsicologici e analisi genetiche, rafforzando il legame causale tra genetica e capacità cognitiva in tarda età. Mentre APOE-epsilon4 aumenta il rischio di neurodegenerazione, APOE-epsilon2 sembra fornire una protezione naturale, suggerendo potenziali vie per terapie personalizzate e screening genetico. Tuttavia, nonostante l'ampiezza dello studio, restano aperte questioni quali l'influenza di fattori ambientali e lo studio di varianti in popolazioni meno rappresentate.

In prospettiva, la ricerca futura dovrà esplorare interazioni tra genetica, epigenetica e stili di vita, con l'obiettivo di sviluppare interventi personalizzati per chi è geneticamente a rischio di Alzheimer. L'identificazione di queste varianti genetiche rappresenta un passo decisivo verso strategie di prevenzione efficaci e una maggiore consapevolezza dell'importanza del patrimonio genetico nell'invecchiamento cerebrale. Il messaggio è chiaro: anche se la predisposizione genetica non può essere modificata, conoscere il proprio profilo permette di adottare scelte di vita più consapevoli e potenzialmente neuroprotettive, aprendo la strada a un futuro con un invecchiamento più sano e attivo.

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