Ex Ilva Taranto: la lunga attesa di un cavaliere bianco tra crisi industriale, offerte e milioni pubblici
L'ex Ilva di Taranto rappresenta un simbolo della crisi industriale italiana, con una situazione di incertezza che si protrae ormai da anni. Nonostante importanti investimenti pubblici, superiori a 2 miliardi di euro, e ripetuti tentativi di rilancio, la produzione dell'acciaieria si attesta attualmente a meno del 20% della capacità necessaria a coprire i costi, mantenendo una situazione di precarietà e instabilità economica e sociale. Il governo Meloni ha avviato una procedura di gara per individuare un nuovo proprietario, ricevendo due offerte vincolanti da parte di Bedrock Industries e Flacks Group, soggetti internazionali con approcci differenti sia finanziari sia industriali. I commissari straordinari mantengono aperta la procedura, sottolineando l'importanza di un processo trasparente che tuteli occupazione e ambiente. La dipendenza dai finanziamenti pubblici pesa sul futuro dello stabilimento, rendendo necessario un rilancio strutturale basato su investimenti privati e sostenibilità ambientale. Il futuro dell'acciaieria dipenderà dalla capacità di modernizzazione, dalla decarbonizzazione, dalla domanda di acciaio e dalla collaborazione con istituzioni e sindacati, oltre al contributo possibile di fondi europei. La crisi si riverbera fortemente sul lavoro e sul territorio di Taranto, dove migliaia di famiglie e imprese vivono un clima di incertezza, mentre si accentuano le criticità ambientali e sanitarie. La soluzione della vertenza ex Ilva è cruciale per restituire centralità industriale, sicurezza e sviluppo a Taranto e all'intero sistema siderurgico italiano.