I pigmenti dei tatuaggi e il sistema immunitario: Nuovi rischi per la salute a lungo termine

I pigmenti dei tatuaggi e il sistema immunitario: Nuovi rischi per la salute a lungo termine

Negli ultimi anni, la diffusione dei tatuaggi è aumentata esponenzialmente, ma recenti studi, in particolare uno condotto all'Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona sotto la guida di Arianna Capucetti, hanno acceso un faro sui potenziali rischi per la salute derivanti dai pigmenti usati nei tatuaggi. Attraverso ricerche su modelli animali, è stato dimostrato come pigmenti neri, rossi e verdi, diffusi nelle pratiche tatuatorie, non rimangano confinati nella pelle, ma migrino verso i linfonodi, accumulandosi e causando infiammazione cronica. Tali pigmenti interferiscono con la struttura e la funzionalità dei linfonodi, compromettendo la capacità del sistema immunitario di filtrare agenti patogeni e rispondere adeguatamente alle minacce esterne.

I colori nero, rosso e verde sono stati identificati come particolarmente pericolosi: il nero, composto da particelle di carbonio o ossidi metallici, il rosso contenente composti di mercurio o sintesi, e il verde con pigmenti organici reattivi, inducono risposte infiammatorie a breve e lungo termine. L'infiammazione cronica può portare a una diminuzione della sorveglianza immunitaria, aumentando la suscettibilità a infezioni e abbassando l'efficacia della risposta contro cellule tumorali o virali. Inoltre, l'ingestione di pigmenti da parte delle cellule immunitarie, come i macrofagi, provoca la morte cellulare e perpetua un circolo vizioso di infiammazione, abbassando ulteriormente la difesa immunitaria generale.

Un dato preoccupante riguarda la possibile riduzione dell'efficacia dei vaccini nei soggetti tatuati, evidenziata principalmente nei modelli murini ma con implicazioni potenziali sull'uomo, soprattutto in una popolazione con crescente prevalenza di tatuaggi. Mentre molti risultati provengono da studi su topi, le similitudini fisiologiche suggeriscono un allarme pertinente anche per l'uomo, necessitando ulteriori ricerche cliniche. Di fronte a tali evidenze, è raccomandabile adottare un approccio consapevole: informarsi sui pigmenti, limitare la superficie tatuata, monitorare eventuali reazioni e preferire operatori qualificati. La ricerca futura dovrà indirizzarsi verso pigmenti più sicuri e approfondire il monitoraggio immunitario, bilanciando l'espressione personale con la tutela della salute.

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