I precari occupano la sede del Cnr: la protesta romana che scuote la ricerca scientifica
La mattina del 6 dicembre 2025, decine di ricercatori precari hanno occupato la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Roma, segnando un momento cruciale nella lunga lotta contro la precarietà lavorativa nel settore della ricerca pubblica italiana. Questi lavoratori, spesso dottori di ricerca, assegnisti e tecnologi, vivono una situazione caratterizzata da continui rinnovi di contratti a tempo determinato senza alcuna certezza di stabilità futura, nonostante rappresentino una risorsa fondamentale per l'innovazione e lo sviluppo scientifico nazionale. La protesta vuole far emergere l'urgenza di un cambiamento strutturale e di un incremento significativo dei finanziamenti, attualmente ben al di sotto della media europea, che limita le possibilità di stabilizzazione e di crescita professionale nel settore della ricerca. Antonio Sanguinetti, figura di riferimento della mobilitazione, ha sottolineato come la mancanza di finanziamenti continui possa trasformare la ricerca italiana in una realtà instabile e precaria, con conseguenze negative sulla competitività internazionale e sul progresso tecnologico e sanitario del Paese. L'incontro con il presidente del Cnr, Andrea Lenzi, anticipato nella giornata stessa dell’occupazione, è stato rinviato, accentuando le tensioni tra manifestanti e istituzioni, ma lasciando aperto un dialogo per definire misure concrete di stabilizzazione e riforma del sistema. Trenta mila ricercatori italiani si trovano oggi a rischio lavoro, con prospettive di carriera sempre più sommarie e la fuga verso l'estero come unica via possibile per molti. La protesta ha raccolto il sostegno di amministrazioni locali e rappresentanti politici, ma resta urgente trasformare le promesse in azioni concrete. L’unica via proponibile è l’attuazione di un piano nazionale di stabilizzazione che riconosca con merito l’esperienza accumulata, sblocchi le procedure di assunzione ed introduca forme contrattuali adatte alle peculiarità della carriera scientifica. Solo così si potrà garantire un futuro dignitoso ai ricercatori italiani e rilanciare il ruolo strategico della ricerca pubblica nel contesto internazionale. La mobilitazione di Roma rappresenta una chiamata di attenzione indispensabile per riconsiderare il valore della scienza nel nostro Paese e offrire reali prospettive ai giovani talenti.