Il Divieto dell'Educazione Affettiva nelle Scuole: L’Allarme degli Psicologi e le Conseguenze per lo Sviluppo dei Giovani

Il Divieto dell'Educazione Affettiva nelle Scuole: L’Allarme degli Psicologi e le Conseguenze per lo Sviluppo dei Giovani

Il recente divieto imposto dal Ministero dell’Istruzione italiano sull’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole primarie e secondarie di primo grado ha scatenato un acceso dibattito pubblico e scientifico. Il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi) ha lanciato un tempestivo appello al Governo e al Parlamento, evidenziando come tale misura rappresenti un grave ostacolo allo sviluppo armonico psicofisico e sociale dei giovani. La decisione si basa sul rispetto del primato educativo delle famiglie, ma contrasta con le evidenze internazionali che dimostrano come un’educazione sessuale precoce e scientifica favorisca la riduzione di comportamenti a rischio, bullismo e discriminazioni, migliorando la salute e il benessere degli adolescenti. Gli esperti sottolineano che la scuola, con la collaborazione delle famiglie secondo il “Patto di corresponsabilità educativa”, dovrebbe fornire competenze e supporto autorevole per affrontare questi temi delicati, conciliando valori familiari e conoscenze scientifiche. Paesi europei come Svezia, Danimarca e Germania testimoniano i benefici concreti di questi percorsi educativi. L’assenza di educazione affettiva comporta rischi concreti: aumento di violenze tra pari, vulnerabilità ad abusi, ignoranza dei diritti personali e difficoltà nella gestione delle emozioni. In un contesto sociale in evoluzione, investire nell’educazione affettiva e sessuale si traduce in una strategia efficace per promuovere cittadini consapevoli, rispettosi e responsabili, capaci di costruire relazioni sane e una convivenza civile.

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