Il ritorno della cometa di Halley: quarant’anni fa l’Italia con la sonda Giotto, tra scienza e mito
La cometa di Halley è da secoli una presenza conosciuta e temuta, il suo ciclo di circa 76 anni ha affascinato molte culture, documentato da antiche cronache cinesi, babilonesi ed europee. Il suo nome deriva dall’astronomo Edmond Halley, che nel 1705 ne predisse il ritorno ciclico, rivoluzionando la nostra comprensione delle comete come oggetti periodici e inserendola saldamente nella storia scientifica e culturale. Nel corso dei secoli, Halley è stata spesso interpretata come un segnale mistico, agitatrice di paure e speranze, immortalata in opere d’arte come l’arazzo di Bayeux, collegando eventi storici a questo spettacolo celeste.
Il passaggio della cometa nel 1986 rappresentò un fenomeno globale che catturò l’attenzione di astronomi, appassionati e media in tutto il mondo. Anche se, visivamente, l’evento fu meno spettacolare del previsto a causa di condizioni orbitali meno favorevoli, l’attività di osservazione fu intensa, trasformando anche l’Italia in un centro di divulgazione astronomica con iniziative scolastiche e popolari. Quel momento fu storicamente importante perché coinvolse la prima grande esplorazione spaziale delle comete, con le missioni come la sonda europea Giotto, che rappresentò il trionfo tecnologico e scientifico dell’ESA e delle collaborazioni italiane, con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile e studiare in dettaglio il nucleo del corpo cometario.
La missione Giotto fu un successo notevole, scattando immagini ravvicinate del nucleo della cometa, sorprendentemente scuro, irregolare e macchiato, contraddicendo l’immagine tradizionale delle comete come