La Cgil non paga il Tfr a un ex dipendente: pignorati quasi 200mila euro dal conto del sindacato
La vicenda riguarda un ex dipendente della CGIL, il più grande sindacato italiano, che si è visto negare il trattamento di fine rapporto (Tfr), un diritto fondamentale sancito dall'articolo 2120 del Codice civile. Nonostante la semplicità apparente della questione, la CGIL non ha corrisposto il Tfr né subito né dopo una sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ne ha ordinato il pagamento. Questa mancata corresponsione ha costretto l'ex lavoratore a un lungo e complicato percorso giudiziario.
Il contenzioso è durato anni e si è concluso con una sentenza in Cassazione che ha condannato la CGIL a pagare circa 92mila euro all'ex dipendente. Nonostante la sentenza definitiva, la CGIL ha ignorato il pagamento per due anni, costringendo l'ex lavoratore a chiedere un decreto ingiuntivo per il recupero forzoso della somma dovuta. Questa misura ha incluso interessi legali, rivalutazioni e spese legali, facendo lievitare l'importo dovuto a circa 190mila euro. La battaglia legale ha evidenziato le difficoltà di far rispettare anche i diritti più elementari ai lavoratori, anche se a carico di un sindacato.
Il giudice ha disposto il pignoramento di quasi 190mila euro dal conto corrente della CGIL, un atto esecutivo con forte impatto simbolico e reputazionale. Mentre la CGIL gestisce grandi risorse finanziarie, il ritardo e la mancata corresponsione del Tfr creano un paradosso politico e morale, poiché la stessa organizzazione che si batte per i diritti dei lavoratori ha violato quelli di un proprio ex dipendente. La vicenda riflette inoltre problematiche più ampie relative ai rapporti di lavoro negli enti sindacali e alla lentezza della giustizia nel tradurre le sentenze in fatti concreti.