La Montagna nell’Arte: Il Viaggio di Sgarbi da Giotto a Ghirri in "Il cielo più vicino"

La Montagna nell’Arte: Il Viaggio di Sgarbi da Giotto a Ghirri in "Il cielo più vicino"

La montagna, nel corso della storia dell’arte, ha assunto un ruolo molto più profondo rispetto a quello di semplice sfondo naturistico, diventando un simbolo di aspirazione spirituale, rifugio e sublime. Nel volume "Il cielo più vicino", Vittorio Sgarbi conduce il lettore in un percorso di sette secoli, da Giotto a Ghirri, illustrando come le vette siano diventate protagoniste nell’interpretazione artistica del rapporto uomo-natura e come esse riflettano le trasformazioni culturali, estetiche e filosofiche nel tempo.

Sgarbi, critico e divulgatore, propone un’analisi originale delle motivazioni che hanno spinto artisti da epoche antiche fino ai contemporanei a rappresentare le montagne, ponendo in luce la loro forza evocativa universale. La montagna, inizialmente ignorata o temuta nell’arte medievale, diventa nel romanticismo un emblema del sublime e dell’introspezione esistenziale, come testimoniano le opere di Caspar David Friedrich. Nel Novecento, con artisti come Van Gogh e il fotografo Luigi Ghirri, la montagna si trasforma in un paesaggio emotivo e simbolico, riflettendo identità e memoria.

Attraverso un’analisi attenta di artisti come Leonardo da Vinci, Cézanne e numerosi altri, Sgarbi mette in evidenza anche il valore educativo e simbolico della montagna nell’arte, sottolineandone il ruolo come ponte tra arte, natura e cultura. "Il cielo più vicino" si configura così come un testo fondamentale per comprendere il complesso dialogo tra uomo e ambiente attraverso la pittura e la fotografia, rivelando le montagne come veri spazi poetici e spirituali che inducono alla riflessione sulla vita, il sacro e la responsabilità ambientale.

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