Le geometrie perdute dell’umanità: incisioni preistoriche sugli antichi gusci di uova di struzzo
La scoperta delle incisioni geometriche su oltre 112 frammenti di gusci di uova di struzzo, datate a più di 60.000 anni fa, rappresenta una svolta fondamentale per comprendere le capacità cognitive degli Homo sapiens preistorici. Questo ritrovamento, effettuato in siti archeologici del Sudafrica e Namibia, coordinato dall’Università di Bologna, testimonia un uso consapevole e simbolico delle forme geometriche e un'elaborata manualità artistica. Le incisioni, prevalentemente composte da linee parallele, zigzag e reticoli, denotano un avanzato pensiero astratto e l’applicazione di operazioni mentali complesse come la rotazione e traslazione mentale degli schemi.
Questi reperti ampliano la nostra comprensione della storia cognitiva degli esseri umani, spostando la nascita dell’arte simbolica lontano nello spazio e nel tempo, ben prima delle famose pitture rupestri europee. La documentazione mostra come le società di cacciatori-raccoglitori africani sviluppassero non solo una decorazione ma anche potenti forme di comunicazione visiva e identitaria. Il confronto tra arte africana e paleolitica europea evidenzia percorsi paralleli ma distinti di evoluzione simbolica, con l’Africa che si distingue per motivi geometrici più astratti.
Infine, la ricerca stimola nuove prospettive nelle discipline archeologiche e antropologiche, aprendo la via a tecnologie avanzate come 3D scanning e analisi statistiche per indagare la complessità cognitiva umana. Le incisioni sugli antichi gusci di uova si configurano dunque come una pietra miliare nella comprensione dell’evoluzione del pensiero simbolico, indicando che la capacità di astrarre e modellare la realtà con segni visivi è una componente antichissima e fondamentale dell’essere umano.