Legge 107/2015: Dieci Anni Dopo la "Buona Scuola" di Renzi e Giannini, Cosa Resta della Svolta Tecnocratica
Nel 2025 ricorre il decennale della Legge 107/2015, nota come "Buona scuola", promossa da Matteo Renzi e Stefania Giannini. Questa riforma rappresentò un tentativo di svolta tecnocratica per la scuola italiana, concentrandosi principalmente sull'organizzazione e l'efficienza amministrativa più che sugli aspetti culturali e didattici. Il contesto di riferimento era caratterizzato da un sistema scolastico segnato da precariato e carenze strutturali, che richiedeva un rilancio attraverso investimenti e politiche di stabilizzazione. Gli obiettivi principali inclusero la stabilizzazione massiccia dei precari, il rafforzamento dell'autonomia scolastica con dirigenti più manageriali, una maggiore valorizzazione del merito e l'aumento dei finanziamenti dopo anni di tagli.
Uno degli elementi più controversi fu proprio la forte impronta organizzativa della riforma, con un potenziamento dei poteri dei dirigenti e l'introduzione di strumenti come il piano triennale dell'offerta formativa e l'alternanza scuola-lavoro obbligatoria. Tuttavia, questi cambiamenti furono percepiti da molti come una "macchina" efficiente ma poco attenta ai modelli pedagogici tradizionali e all'innovazione didattica. La "mega-sanatoria" del precariato, sebbene storica per numero di assunzioni effettuate, sollevò dubbi circa la sua coerenza con i principi meritocratici proclamati dalla stessa riforma.
A livello finanziario, la legge segnò la fine di una lunga stagione di tagli, portando a un aumento degli investimenti nella scuola pubblica. Tuttavia, i risultati concreti in termini di qualità dell'insegnamento e innovazione rimasero modesti. Il percorso parlamentare della legge fu caratterizzato da divisioni e da un voto di fiducia che accentuò la distanza tra Governo, opposizioni e base della scuola. Oggi, a dieci anni di distanza, la Legge 107/2015 non suscita nostalgie né ampie richieste di recupero, restando soprattutto come un'esperienza amministrativa che ha introdotto strumenti consolidati nell'organizzazione scolastica ma senza aver compiuto la rivoluzione culturale sperata. La scuola italiana continua a confrontarsi con la sfida di coniugare efficienza e ricchezza pedagogica, riflettendo sull'importanza di un ascolto più profondo delle esigenze educative reali.