Lo scenario economico globale del 2026: Stati Uniti, UE e Cina davanti a nuove sfide
Nel 2026, le tre maggiori economie mondiali – Stati Uniti, Unione Europea e Cina – affrontano un contesto di crescita moderata e stagnazione della domanda globale. Gli Stati Uniti registrano un aumento del PIL del 2,3% con un tasso di disoccupazione al 4,6%, ma sono segnati da tensioni sociali e l'espulsione di circa 600mila persone, effetto di politiche migratorie restrittive e instabilità interna. L'Unione Europea, pur guidata da iniziative come quelle proposte da Giorgia Meloni che mirano a una maggiore autonomia strategica e investimenti in digitalizzazione e transizione energetica, soffre di debole domanda e sfide politiche interne che ne indeboliscono la coesione. La Cina vive un rallentamento strutturale del proprio modello economico tradizionale, con consumi interni in calo dovuti a fattori demografici e di mercato del lavoro, pur continuando a investire in tecnologie avanzate e regioni emergenti per nuovi mercati. Le dinamiche geopolitiche, comprese le tensioni tra USA e Venezuela e il ruolo crescente della Cina in America Latina, consolidano un clima di incertezza che si riflette sui mercati globali e sulle catene di approvvigionamento. L’interconnessione tra queste potenze amplifica la vulnerabilità del sistema a crisi esogene, mentre altri attori emergenti cercano spazio in uno scenario frammentato. La crisi della domanda mondiale persiste a causa della pandemia e delle crescenti disuguaglianze, e le politiche monetarie espansive non riescono a stimolare una crescita robusta. Gli analisti indicano che la soluzione risiede in una profonda revisione delle strategie, puntando su investimenti sostenibili, innovazione, welfare e cooperazione internazionale. Il 2026 è un anno cruciale, nel quale la stabilità e il benessere globale dipenderanno dalla capacità di decisioni coordinate, coraggiose e lungimiranti, trasformando così le sfide in opportunità di sviluppo condiviso.