Luca Ward registra la propria voce per proteggerla dall'intelligenza artificiale: mossa pionieristica in Italia
La recente decisione di Luca Ward, noto doppiatore italiano, di depositare formalmente il proprio timbro vocale rappresenta un gesto senza precedenti in Italia. Questo atto mira a proteggere la sua voce unica, riconoscibile e legata a personaggi famosi come Captain Jack Sparrow e Neo di Matrix, da usi non autorizzati, specialmente in relazione alla tecnologia di intelligenza artificiale che può replicare fedelmente voci con pochi campioni audio. La registrazione del timbro vocale funge da prova legale delle caratteristiche identificative della voce di Ward, analogamente a un'impronta digitale per una persona. Si tratta di una tutela che non rientra nell'ambito del copyright ma dei diritti di personalità, una categoria giuridica che comprende attributi come nome, immagine e, in questo caso, la voce. Questa distinzione è cruciale per delineare i confini tra identità personale e sfruttamento commerciale nell'era digitale.
Il caso di Luca Ward segue un precedente americano, quello di Matthew McConaughey, che ha avviato una strada simile negli Stati Uniti onde proteggere la propria voce da riproduzioni artificiali non autorizzate. Tuttavia, mentre negli USA la normativa e la giurisprudenza sono più avanti, in Italia il quadro normativo è ancora embrionale. La mossa di Ward assume così un valore indicativo significativo per la categoria dei doppiatori, fortemente esposta ai rischi tecnologici come i deepfake vocali. Questi ultimi rappresentano una minaccia reale: la tecnologia permette di replicare una voce umana usando pochi minuti di registrazione originale, con rischi economici e reputazionali rilevanti per gli artisti che vivono della propria voce. Perciò, associazioni di settore stanno spingendo per normative più stringenti a tutela di tali professionisti.
Dal punto di vista normativo, l'Italia è ancora in una fase di transizione. L'AI Act europeo, entrato in vigore nel 2024, impone alcune regole di trasparenza ma non disciplina specificamente la protezione della voce come attributo personale. I diritti di personalità tutelati dal Codice Civile e dalla Costituzione italiana sono generici e non menzionano esplicitamente la voce, anche se la dottrina giuridica tende a includerla tra gli elementi protetti. La registrazione della voce fatta da Ward potrebbe rafforzare questa interpretazione giuridica creando un precedente significativo. Questo solleva interrogativi rilevanti: a chi appartiene la voce nell'epoca dell'intelligenza artificiale? E chi deve farsi carico del tracciamento dei confini tra identità personale e sfruttamento tecnologico? La risposta, almeno per ora, è affidata all'iniziativa dei professionisti stessi, evidenziando l'urgenza di un dialogo normativo e culturale più ampio sul tema.