Nuova ipotesi rivoluzionaria: al centro della Via Lattea ci sarebbe materia oscura fermionica, non un buco nero

Nuova ipotesi rivoluzionaria: al centro della Via Lattea ci sarebbe materia oscura fermionica, non un buco nero

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha consolidato l'idea che al centro della Via Lattea si trovi un buco nero supermassiccio, identificato con la sorgente radio Sagittarius A*. Tuttavia, uno studio rivoluzionario pubblicato nel 2026 propone un'ipotesi alternativa che mette in discussione questa convinzione: al centro della nostra galassia potrebbe esserci un oggetto denso costituito da materia oscura fermionica, anziché un buco nero. Questa teoria, basata su dati raccolti dall'Event Horizon Telescope e sull'analisi delle orbite delle stelle S e delle misteriose sorgenti G, suggerisce che la materia oscura, composta da particelle di tipo fermionico, potrebbe replicare gli effetti gravitazionali finora attribuiti esclusivamente al buco nero.

La materia oscura fermionica, a differenza del buco nero, non presenta un orizzonte degli eventi ma si distribuisce in una sfera compatta che genera un campo gravitazionale equivalente a quello osservato. Il modello di Carlos Argüelles, autore principale dello studio, dimostra come questa configurazione possa spiegare non solo il movimento delle stelle S, corpi celesti che orbitano velocemente e molto vicino al centro galattico, ma anche alcune incongruenze legate alle sorgenti G, che risultano difficili da conciliare con la presenza di un buco nero. Le simulazioni rispetto ai dati ad alta risoluzione fornite dall'EHT mostrano che entrambe le ipotesi sono coerenti con le osservazioni attuali, ma la nuova proposta offre spiegazioni più ampie e non contraddice le leggi fisiche note.

Nonostante i risultati promettenti, la teoria della materia oscura fermionica rimane ancora da perfezionare e necessita di conferme attraverso dati sempre più precisi. Le future osservazioni multi-lunghezza d'onda, ulteriori studi sulle orbite delle stelle S e le proprietà delle sorgenti G, nonché lo sviluppo di nuove tecniche osservative saranno fondamentali per distinguere in modo inequivocabile tra questa nuova ipotesi e il modello tradizionale del buco nero supermassiccio. Se confermata, questa svolta rappresenterebbe un passo epocale nella comprensione della materia oscura e della struttura del nostro universo, cambiando radicalmente la percezione del cuore galattico e influenzando le teorie cosmologiche e astrofisiche contemporanee.

Questo sito web utilizza cookies e richiede i dati personali per rendere più agevole la tua esperienza di navigazione.