Occupazione giovanile in aumento: la precarietà resta la vera emergenza per gli under 35
Negli ultimi anni, l'occupazione giovanile in Italia ha raggiunto un livello record, con una percentuale sotto i 35 anni ai massimi storici secondo l’Istat. Questo dato positivo però nasconde una realtà problematica: una forte prevalenza di contratti non standard (34%), come tempo determinato, collaborazioni occasionali e partite IVA «parasubordinate», che alimentano la precarietà lavorativa dei giovani. Questa precarietà non è più solo fase transitoria, ma una condizione prolungata che limita progettualità e stabilità nel lungo periodo. Inoltre, gli stipendi rimangono bassi per una larga fetta della popolazione under 35. Il 44% percepisce meno di 1.500 euro netti mensili, con difficoltà evidenti nell’autonomia e nei grandi passi della vita adulta, come uscita dalla casa dei genitori o famiglia. Le giovani donne sono particolarmente toccate dal gap salariale, con il 56% che guadagna meno di 1.500 euro, evidenziando una doppia penalizzazione legata a precarietà e discriminazione di genere. L’instabilità si riflette anche nell’elevata mobilità lavorativa: il 46% dei giovani occupati cerca attivamente un nuovo impiego, tensione che penalizza aziende e lavoratori. Infine, la precarietà impatta negativamente la produttività, la crescita economica e la coesione sociale. La soluzione richiede politiche strutturali, investimenti nella formazione, pari opportunità e protezione per i lavoratori atipici, per garantire dignità, sicurezza e sviluppo sostenibile alla "generazione precaria".