Parità salariale uomo-donna: le imprese italiane scontano ancora un gap del 10,4% a sei mesi dalla direttiva UE
La parità salariale tra uomini e donne rappresenta ancora una sfida significativa nel contesto lavorativo italiano. Nonostante normative nazionali ed europee mirino a ridurre il divario, il gap salariale medio nel nostro Paese si attesta al -10,4%, con solo una minima parte di imprese che hanno adeguato le proprie politiche retributive. Questo divario evidenzia un tessuto imprenditoriale spesso restio al cambiamento, ostacolato da fattori culturali, mancanza di strumenti e timori economici.
La direttiva europea approvata nel 2023 impone alle aziende italiani una serie di obblighi, quali trasparenza salariale e report annuali sul gap di genere, con sanzioni per inadempienti. Tuttavia, molte imprese mostrano ritardi nel recepimento di tali norme, dovuti a culture organizzative conservatrici, difficoltà nel monitoraggio interno e percezioni negative sui costi dell'adeguamento. Questo scenario ha ripercussioni dirette sulle lavoratrici, tra cui ridotto potere d'acquisto, minore indipendenza economica e ostacoli alla carriera, oltre a rallentare il potenziale di crescita economica nazionale.
Non mancano esempi virtuosi, sia in Italia che all'estero, che testimoniano l'efficacia di politiche trasparenti e incentivi mirati. Per colmare il divario, le imprese devono adottare strumenti di analisi interna, promuovere la formazione e stabilire obiettivi concreti di equità. Fondamentale è inoltre il contributo congiunto di istituzioni, sindacati e opinione pubblica per favorire un cambiamento culturale profondo e assicurare che la parità salariale diventi una realtà percepita e consolidata nel mondo del lavoro italiano.