Precarietà nella scuola: Il Tribunale di Milano ribadisce l’impossibilità della conversione automatica dei contratti a termine, ma riconosce il diritto al risarcimento per i docenti, inclusi quelli di religione
Il precariato nel settore scolastico italiano rappresenta una realtà diffusissima, con migliaia di docenti costretti a stipulare ripetuti contratti a tempo determinato. Il Tribunale di Milano, affrontando un caso emblematico di undici contratti in dieci anni senza stabilizzazione, ha confermato l'impossibilità di una conversione automatica dei contratti in indeterminati. Tuttavia, ha riconosciuto il diritto al risarcimento economico per i lavoratori vittime di abuso contrattuale, includendo anche i docenti di religione, spesso esclusi dalle tutele.
Il sistema scolastico italiano, segnato da un elevato numero di supplenze e da ritardi nei concorsi, utilizza abitualmente i contratti a termine per rispondere alle esigenze organizzative. Questa prassi, seppur difesa dalla giurisprudenza che ne limita la conversione automatica, produce danni economici e sociali ai docenti, sottolineando l'urgenza di una riforma strutturale. La sentenza milanese propone un risarcimento compreso tra 2,5 e 12 mensilità per compensare tali situazioni di abuso.
L'attenzione riservata al caso dei docenti di religione, storicamente penalizzati, accentua il valore sociale e giuridico della decisione, evidenziando il principio di uguaglianza. Il dibattito politico e sindacale si riaccende, con proposte di procedure più trasparenti e tutele estese. Si configura così un quadro in evoluzione, dove la sentenza milanese può rappresentare un punto di riferimento per un sistema educativo più equo e stabile.