Rinnovo contratto scuola 2025: tra aumenti irrisori e problemi irrisolti, il 'buco nero' della scuola italiana resta
Il rinnovo del contratto collettivo della scuola italiana per il periodo 2022-24 ha previsto un aumento lordo di 150 euro per 13 mensilità, un incremento accolto con delusione da molti insegnanti per la sua insufficienza a contrastare il crescente costo della vita e i problemi strutturali del sistema scolastico. Nonostante questa modesta crescita retributiva, infatti, l'inflazione ha eroso significativamente il potere d'acquisto dei docenti, costringendoli a rinunce anche su formazione e materiali didattici. Parallelamente, l'esclusione della più grande sigla sindacale, la CGIL, dal nuovo contratto ha alimentato tensioni e frammentazioni nella rappresentanza sindacale, minando l'unità che sarebbe necessaria per affrontare le sfide future. Il ministro Valditara si è impegnato a lavorare per un rinnovo più significativo nel 2025-27, evidenziando l'importanza di colmare il gap salariale rispetto agli standard europei e di valorizzare il personale della scuola. Tuttavia, questo aumento retributivo modesto rappresenta solo la punta di un iceberg di problemi che affliggono il sistema istruttivo italiano, quali edilizia scolastica obsoleta, classi sovraffollate, precariato cronico e diseguaglianze territoriali. Per uscire da questo "buco nero", è necessario un grande patto sociale, maggiori investimenti e riforme strutturali che ristabiliscano dignità e motivazione al corpo docente, garantendo contemporaneamente condizioni più eque e funzionali a tutti gli studenti.