Scuola italiana, tra riforme e realtà: perché il latino alle medie non basta a sanare le falle dell’istruzione
Il dibattito sulle riforme scolastiche in Italia è acceso, soprattutto per la proposta di reintrodurre il latino come materia facoltativa nelle scuole medie, avanzata da Baroni. Questa proposta è vista da alcuni come un arricchimento culturale, ma da altri, come Ricucci, come un intervento di facciata che non affronta le reali difficoltà degli studenti italiani. Le competenze linguistiche degli alunni, infatti, risultano in declino, e i problemi strutturali delle scuole - come muri scrostati e laboratori chiusi - mostrano una realtà ben più complessa rispetto all’introduzione di una nuova materia. Dati INVALSI evidenziano che quasi il 40% degli studenti fatica nella comprensione di testi di media difficoltà, segnale che impone una priorità su competenze di base. Ricucci sostiene quindi che anziché inserire il latino, sarebbe più efficace aumentare le ore dedicate all’italiano, migliorando comprensione, lessico e espressione. Potenziare l’insegnamento dell’italiano è essenziale poiché rappresenta la base di ogni altro sapere e il presupposto per un pieno esercizio della cittadinanza. Le critiche non rifiutano la cultura classica, ma puntano a soluzioni più concrete come formazione degli insegnanti, valorizzazione delle biblioteche e investimenti strutturali, privilegiando la didattica attiva e rispondendo così alle esigenze reali degli studenti e del sistema scolastico italiano.