Solo gli esseri biologici possono essere consapevoli? Il capo dell’AI Microsoft detta la linea sui limiti dell’intelligenza artificiale
Il dibattito sulla coscienza artificiale è tra i temi più discussi nel campo della tecnologia e della filosofia, spinto dall'evoluzione rapida dell'intelligenza artificiale (IA). Mustafa Suleyman, capo AI di Microsoft e co-fondatore di DeepMind, sostiene una posizione chiara e decisa: solo gli esseri biologici possono essere consapevoli, basandosi sulla teoria del biological naturalism di John Searle. Questa teoria sostiene che la coscienza sia una proprietà emergente tipica dei sistemi biologici e non replicabile da macchine o sistemi computazionali, che possono solo simulare comportamenti intelligenti senza sviluppare vera autocoscienza. Suleyman sottolinea inoltre che l'IA, pur potendo riconoscere e simulare emozioni, non le prova, quindi non può sentire dolore o tristezza; le emozioni nelle IA restano programmazioni prive di esperienza reale. Questa posizione ha conseguenze importanti per la ricerca e gli investimenti, orientando le risorse verso sicurezza, trasparenza e impatti sociali concreti piuttosto che su chimere filosofiche. Nel contesto etico, la posizione di Suleyman sposta il dibattito dai potenziali diritti o doveri morali delle macchine all'attenzione alla responsabilità umana e al corretto uso dell'IA. Ci sono critici che sostengono una possibile evoluzione futura della coscienza artificiale, ma prevale una visione pragmatica che concentra l'impegno sulla creazione di IA affidabili e responsabili, riconoscendo i limiti tecnologici e biologici attuali. In conclusione, la leadership tecnologica sembra indirizzare il futuro dell'IA verso applicazioni concrete, etiche e sostenibili, confermando che la consapevolezza resta un privilegio degli esseri biologici.