Università di Bologna nega il corso di Filosofia per l’Esercito: decisione autonoma o discriminazione?
La recente vicenda che coinvolge l'Università di Bologna e la richiesta dell'Esercito Italiano per un corso di laurea in filosofia dedicato ai giovani ufficiali ha generato un acceso dibattito tra accademici, istituzioni militari, studenti e collettivi universitari. La proposta, avanzata dal generale Carmine Masiello, mirava a integrare la formazione tecnico-militare con una riflessione filosofica e un'etica approfondita, cercando una contaminazione positiva tra mondo militare e accademico. Tuttavia, il Dipartimento di Filosofia bolognese ha negato la proposta, sostenendo la necessità di mantenere i corsi aperti e plurali, evitando percorsi riservati che potrebbero compromettere i principi di autonomia e di accesso universale. Il rettore Giovanni Molari ha confermato che la scelta è stata autonoma e tecnica, e non frutto di una chiusura ideologica. La reazione militare è stata di delusione e percezione di discriminazione, mentre il Collettivo Universitario Autonomo ha criticato duramente l'eventuale militarizzazione universitaria. Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio relativo alla presenza delle forze armate nelle università italiane e alla possibile modifica della loro missione. Tensioni tra apertura culturale e autonomia accademica rendono il tema complesso. Soluzioni future possibili includono corsi aperti a militari e civili insieme o collaborazioni su progetti specifici, sempre nel rispetto dei valori universitari. La vicenda riflette la necessità di un equilibrio tra esigenze formative militari e i principi democratici e di pluralità tipica degli atenei, tema che continuerà a essere dibattuto negli anni a venire.